giovedì, 03 dicembre 2009
                 
postato da: pinocchino alle ore 22:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:vaticano, politica, riflessioni, chiesa, fede, cronaca, attualità, preghiera, fumo di satana
domenica, 29 novembre 2009

su facebook ho creato questo gruppo:


"Togliete De Pedis dalla Basilica di San Apollinare...!!! (è tra i peggiori criminali coinvolti nei misteri più bui del nostro Paese...!!!)


              




LA MAFIA la si combatte partendo dalle radici, dalla "coppola del padreterno..." (è la cupola mafiosa dentro il vaticano, ai tempi del de pedis)!!!


http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=180631462464&ref=mf


Iscriviti e divulga anche tu...!!!

giovedì, 26 novembre 2009

                      Lunedi 30 nov. sarò tra in pubblico di


                               "Chi lha visto" (in studio!)!!!



       
giovedì, 30 aprile 2009

                                 


copio e incollo da:


http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/elezioni-2009-1/veronica-lario-arrabbiata/veronica-lario-arrabbiata.html?ref=search


ROMA - "Ciarpame senza pudore". Il vaso si è colmato di nuovo e Veronica Lario esplode come già fece alla fine di gennaio di due anni fa con la famosa lettera a Repubblica. Questa volta, la moglie del premier attacca sull'uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee.



Questa volta, Veronica Lario ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande poste dall'Ansa sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato ieri dalla Fondazione Farefuturo - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto oggi i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".



Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde: "Per fortuna da tempo c'è un futuro al femminile sia nell'imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C'è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile".



"In Italia - aggiunge la moglie del presidente del Consiglio - la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti".


Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere".



La signora Berlusconi prende anche l'iniziativa di parlare della notizia, pubblicata oggi da la Repubblica, secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d'una ragazza di 18 anni: "Che cosa ne penso? La cosa mi ha sorpreso molto, anche perchè non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato".

postato da: pinocchino alle ore 06:58 | Permalink | commenti (2)
categoria:vaticano, politica, riflessioni, chiesa, cronaca, attualità, berlusconi
lunedì, 20 aprile 2009
venerdì, 20 marzo 2009


mercoledì, 08 ottobre 2008
postato da: pinocchino alle ore 00:24 | Permalink | commenti (3)
categoria:riflessioni, chiesa, cronaca, palermo, attualità, giovanni paolo ii
lunedì, 06 ottobre 2008

Le parole hanno un peso!!! Maggiormente se pronunciate da chi ha responsabilità istituzionali e/o pastorali…!!!



SINTESI della tristissima dinamica che ha portato ad una morte assurda due giovanissimi ragazzi palermitani (reperibile in internet):



Erano a bordo di uno scooter e per sfuggire all'inseguimento di una pattuglia della polizia hanno imboccato un'arteria stradale contromano, andando a schiantarsi frontalmente contro una Fiat Punto…



Il parroco che ha celebrato i funerali, don Cosimo Scordato, ha detto:


cera bisogno dinseguirli?
postato da: pinocchino alle ore 18:21 | Permalink | commenti (9)
categoria:chiesa, cronaca, palermo, attualità, polizia di stato
venerdì, 20 ottobre 2006
da l'Avvenire del 18/10/06 copio e incollo un articolo di Gianfranco Ravasi, il quale riporta la sintesi che Don Franco Mosconi, monaco camaldolese, ha tenuto al 4° Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona



CHIESA DOMINATA DALLA PAROLA

AL CONVEGNO PAROLE FREMENTI

Gianfranco Ravasi

Ci sono parole che vengono maneggiate in modo antitetico: c'è chi se le strappa quasi dalle viscere e le getta davanti agli altri ancora frementi e c'è chi le tira fuori dalla tasca della giacca come se fossero un regalino da mettere sul tavolo per una festicciola. Il monaco Franco Mosconi ieri a Verona ha tratto dalla sua meditazione tre parole facendole serpeggiare in mezzo all'uditorio come se fossero lingue di fuoco. Eppure sono vocaboli che condiscono spesso le prediche e il linguaggio ecclesiale, risultando alla fine inoffensive.

La prima parola è speranza, e sperare nel cristianesimo vuol dire avere fisso «un orizzonte escatologico», significa lasciar cadere tante sovrastrutture, gli stereotipi spirituali, la melassa devozionale e rischiare sul sentiero d'altura dei «valori essenziali del Vangelo quali la gratuità, l'amore, la povertà, la piccolezza», in opposizione a ciò che ormai siamo stati convinti a considerare come veramente primari, cioè «la potenza, il successo, la ricchezza, la forza dei numeri e dei mezzi». Senza questa essenzialità il cristianesimo si stinge in un impegno pur nobile ma col solo debole respiro della storia.

Se si rimane in questa valle senza «levare il capo verso la liberazione vicina», come diceva Gesù, si è «bloccati dai paludamenti delle nostre menti che sono le nostre paure, le nostre angosce, i nostri sospetti». Le comunità si appesantiscono, si inflaccidiscono, cedono stancamente, ingrigite come la tiepida e sazia Chiesa di Laodicea, rigettata dal Cristo dell'Apocalisse.

Ed ecco, allora, la seconda parola che don Mosconi ha estratto dalla sua lettura del testo della Prima Lettera di Pietro, la santità. Un termine ormai relegato tra gli incensi e spogliato della sua carica originaria fatta di trascendenza e di esistenza intrecciate tra loro. «Santità, infatti, significa costruire la propria maturità umana come Dio la sogna, guardando il Figlio». Nella santità la creatura col suo limite e la sua colpa non si dissolve in una sorta di aura sacrale ma si libera e si ri-crea.

Ma sulle due parole della "speranza" e della "santità" si erge come vertice e stella polare proprio il terzo vocabolo decisivo, Parola di Dio, vocabolo tipico della Chiesa post-conciliare. Ma la domanda del monaco nella sua brutalità cade come una sferzata: «Cosa ne abbiamo fatto della Parola a quarant'anni dalla Dei Verbum?» Questo arco di tempo - che per la Bibbia è il segno di un'intera generazione - quanto è stato inquietato e trasformato dalla Parola? La Parola divina non la si deve conservare solo come una pietra preziosa da collocare in un reliquiario: essa è come un mare in cui si ci deve immergere, bagnare, avvolgere. «Uno diventa la Parola che ascolta. Uno si assimila alla Parola che medita quotidianamente e diventa narratore di speranza».

Le nostre comunità sono state attraversate veramente da questa Parola? Chi, come me e come tanti presbiteri e vescovi della Chiesa italiana, aveva al tempo del Concilio venti o trent'anni, che cosa scopre guardando al fluire degli ultimi decenni? Nelly Sachs, una poetessa ebrea tedesca, Nobel nel 1966, in una sua ballata sui profeti si domandava: «Se i profeti irrompessero per le nostre porte della notte incidendo ferite nei campi dell'abitudine, se i profeti irrompessero cercando un orecchio come patria, orecchio degli uomini ostruito di ortiche, sapresti ascoltare?». Dobbiamo riconoscere e non sminuire quello che si è fatto di importante per la Bibbia - sarà non a caso tema del prossimo Sinodo episcopale - ma dobbiamo anche chiederci perché spesso la Parola divina non incide ferite nella placida superficialità dei nostri giorni e le ortiche delle cose secondarie o vane continuano a ottundere il nostro ascolto. Per questo è stato necessario far risuonare con vigore a Verona quelle tre parole in tutto il loro ardore.
 
postato da: pinocchino alle ore 10:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:chiesa, parola di dio, camaldolesi